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Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il tasso di omicidi in Brasile è di 30-35 persone ogni 100.000 abitanti. Con questi dati il Brasile si classifica di diritto tra i 20 paesi più pericolosi del mondo. Gli agli atti di violenza e di rapina a mano armata sono ancora più comuni. Sempre dalle statistiche OMS evince che la maggior parte dei crimini siano correlati a tossicodipendenza e alcolismo, anche se, ritengo che droga e alcol siano solo degli effetti derivanti da un più profondo e complesso disagio sociale. E questi sono i dati statistici, che possono pur spaventare qualche Sapiens prudente ma che non conferiscono la dimensione emotiva né dei viaggiatori né degli abitanti del Brasile. In qualsiasi posto dove mi fermassi, trovavo qualche viaggiatore raccontandomi una storia di assalti e di rapine.

 

Brasilia – Rodoviaria Piloto

Si può rimanere impressionati quando persone prive di sensi giacciono per terra in pieno centro immersi nei loro umori, mentre i netturbini fanno il loro dovere spazzandogli intorno e signore rispettabili e ben vestite camminano intorno ai derelitti come fossero escrementi; niente di cui meravigliarsi ma pur sempre una cosa disgustosa, fallimento dell’ordine sociale. Nessuno si chiede se quella persona ha bisogno d’aiuto. Nessuno chiama un’ambulanza.

Il motivo è semplice: quel derelitto umano, evidentemente sotto gli effetti neurologici di una commistione di droga e alcol, è lo spettro della notte. E’ quel lato oscuro che tutti conoscono e che tutti evitano; troppo comune per stupirsene, troppo scomodo da affrontare.

 

Brasilia – Rodoviaria Piloto

  

Al mio ritorno dal Brasile, ogni qualvolta mi trovassi solo per strada e udissi il suono di passi provenienti da dietro di me, avevo quella classica reazione riflessa-condizionata di voltarmi “ma non troppo” per capire chi fosse a camminare alle mie spalle ed eventualmente correre a riparo dissimulando la fuga con atteggiamento indifferente.

Brasilia – Rodoviaria Piloto

Uno stato di paura, ma non un terrore strutturato su un’immagine o su un concetto, bensì una paura primaria, istintiva e riflessa di un qualcosa indefinito che si colloca disperso intorno a noi e dal quale stiamo all’erta. In gergo neurologico è la paura derivante da quella struttura profonda nel lobo temporale e che si chiama amigdala, capace di vedere e di indurre uno stato d’allerta molto più velocemente della nostra evolutissima corteccia prefrontale deputata alle funzioni cognitive. Tutto questo è una risposta emozionale che ci riporta su un piano più animale. Ed è proprio così che è viaggiare in Brasile: Sapiens che fuggono da altri Sapiens, anche se, questo è uno dei vari casi dove il nome della nostra specie risulta improprio.

Ouro Preto

Dunque la mia storia è ambientata a Brasilia, strana capitale controversa di uno stato così grande; città considerata “sicura” per i canoni locali. Alloggio presso una casa di una professoressa che arrotonda il suo salario affittando letti a studenti e, una sera, decido di raggiungere, presso un bar, persone conosciute in loco. E’ notte e mi trovo in pieno centro ma per la strada non passano taxi. Vista la fama di città “sicura” decido di avviarmi a piedi, l’ho già fatto con successo, per un’analoga situazione la sera precedente; ma la fortuna si comporta un po’ come la statistica.

 

Brasilia – noite anterior

Quella sera vedo spuntare alla mia destra un bambino nero vestito di stracci che si avvicina silenziosamente. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad uno spiritello malvagio. L’aria si fa improvvisamente fredda in quel paese tropicale, e capisco che accadrà. Quel bambino adesso è di fronte a me, mi guarda e tra le mani stringe un coltello nero come la sua pelle. Decido di fuggire ma l’asfalto bagnato a causa di una recente pioggia mi fa scivolare. Mi rialzo e lui è a un metro da me. La mia mente ha un attimo d’esitazione, devo decidermi se colpirlo e fuggire nuovamente oppure arrendermi. La scelta, comunque, non è stata mia: sento afferrare la mia testa e sul mio collo sento il freddo della lama del coltello che un uomo adulto tiene in mano. Complice del bambino, forse il padre, anche se i suoi lineamenti modificati dal costante uso di droghe non permettono più di trovare alcuna somiglianza con quello spiritello che mi ha sfidato istanti prima. Chiaramente decido di arrendermi e mi portano via il cellulare e 20 reais che ho a portata di mano, sparendo poi velocemente nell’oscurità.

 

Belo Horizonte – Meninos de Rua

 

Rimango fermo un attimo che ancora mi sembra un’eternità. Mi rimane la mia collana d’argento e, nel portafoglio, 5 reais ed alcune monetine comprensive di un euro. Infine la mia cintura porta-soldi con 100 reais all’interno che mi consentirebbero di poter tornare velocemente verso casa se vi fosse un taxi circolando. Ma, purtroppo, l’unica alternativa è sfidare nuovamente la sorte e continuare il mio percorso a ritroso fino ad un luogo sicuro.

 

Colar de prata

Mentre cammino, due persone sbucano da un angolo e accelerano il passo per raggiungermi. Io cerco di fare lo stesso dissimulando la paura ma in pochi metri mi braccano. Sono in due, anche se privi di armi: non ho scelta.

Analizzato il mio portafoglio e scartato il contenuto dei pochi reais rimasti, si concentrano sulla mia collana. Mentendo riesco lentamente a convincerli che non è d’argento ed è proprio in quel momento che qualcosa cambia. Un ricordo di un libro, di un uomo:

– Tiziano Terzani si trova in Cambogia intrappolato dopo l’arrivo degli Kmer rossi che stanno per fucilarlo; lui inizia a sorridere e a parlare cinese. Gli Kmer confusi chiamano il comandante che, dopo un colloquio, lo rimanda in Tailandia come testimone oculare del loro successo. Si salva!-

Anch’io inizio a parlare in portoghese, senza sosta, e a sorridere come un folle. Spiego ai due demoni che loro rappresentano la mia unica speranza: Solo con la loro protezione potrò sottrarmi dalle insidie della notte brasiliana e arrivare a casa. Gli prometto una ricompensa di 50 reais.

50 reais sono circa 15 euro ma il corrispettivo potere d’acquisto in quei luoghi è di 50, abbastanza per procurarsi una dose di Crack o di colla, droghe notoriamente a buon mercato. 50 reais per farsi una passeggiata, 50 reais per non avere problemi: I due aggressori accettano.

Continuo a parlare senza sosta per intrattenere i due “demoni custodi” durante il cammino, ed’è a quel punto che un terzo diavolo entra in scena. La sua faccia è completamente mangiata dai segni delle droghe e si dirige direttamente verso di me come un lupo affamato. A quel punto mi ritrovo a fuggire insieme ai due demoni custodi ed a seguire i loro consigli sul dove nascondermi. Riusciamo a sbarazzarci del nuovo arrivato ed è il momento di riprendere il cammino verso un buon rifugio.

 

Belo Horizonte – Rua na favela

 

Arriviamo, infine, di fronte al mio alloggio al quale si accede da un garage. I successivi fiati della mia favella sono volti a convincere i miei due compagni di viaggio a non entrare in casa, che la signora è armata e che non avrebbe esitato a chiamare le forze dell’ordine. Mi chiedono una garanzia per la consegna della ricompensa promessa: gli do il portafoglio con il suo contenuto come ostaggio.

Entro in casa, nascondo velocemente tutti i miei averi dietro un grosso armadio a muro e torno verso l’uscita. Prima di aprire la porta di quel garage che avevo accuratamente chiuso con un paletto, mi tolgo la cintura porta-soldi ed estraggo 50 reais. Esco e i miei compagni sono seduti su di uno scalino dall’altro lato della strada.

Gli consegno i soldi e mi rendono il portafoglio. Entrambi mi stringono la mano come vecchi compagni d’avventura e mi dicono:

  • Não saias mais! E’ muito perigoso.

E detto questo, i demoni custodi si allontanano svanendo nelle tenebre.

E’ il momento di rientrare. Nel mio portafoglio chiaramente sono spariti i 5 reais e le monete, ma c’è ancora l’euro; voglio credere che sia un monito di quella strana avventura.

Ebbene, da quel momento ho anch’io la mia storia da raccontare e la mia paura primaria e irrazionale da vincere.